Olalla. Nota introduttiva di Giorgio Manganelli. Stevenson Robert Louis. Einaudi, 1974.

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Einaudi (Centopagine 33); 1974; Noisbn; Copertina flessibile ; 19,5×12 cm; pp. pp. X-63; Nota introduttiva di G. Manganelli. Traduzione di A. Camerino.; minimi segni d’uso alla copertina (senza mancanze nè lacerazioni), interno fresco e pulito; Molto buono (come da foto). ; Non so se tra le fonti di Stevenson – nel magazzino della letteratura romantica di cui egli celebrò un revival tra ironico e nostalgico decantandone le ombre al filtro del suo segno netto ed elegante ci sia stato il Manoscritto trovato a Saragozza, romanzo francese del polacco Jean Potocki. Non si può dire che la diffusione di quella «summa» del fantastico sia stata molto estesa nell’Ottocento, pure non è da escludersi che sia arrivato tra le mani di lettore «specializzato» come Stevenson. Sta il fatto che la Spagna in cui Stevenson fa svolgere il suo racconto Olalla è la stessa di Potocki, sia per l’epoca storica (in margine alle guerre napoleoniche: nell’uno e nell’altro caso la prima persona narrante appartiene a un ufficiale straniero che combatte nelle file legittimiste) sia come teatro d’incarnazioni diaboliche (nella saga di Potocki un intero campionario del soprannaturale; un caso di vampirismo nel conciso racconto stevensoniano). Occorre dire però che in Olalla – per quanto faccia parte d’un volume di racconti (The Merry Men, 1887) in cui le apparizioni ultraterrene non fanno difetto – il fantastico è presente piú nelle suggestioni dell’atmosfera che nella rappresentazione esplicita: il vampirismo è qui segno di degenerazione biologica e caduta morale piú che fenomeno soprannaturale. L’ufficiale che narra è inglese, o meglio: scozzese come Stevenson (ogni tanto le similitudini con cui cerca di dare piú concretezza alla vaga ambientazione iberica rimandano alla Scozia natia), un protestante tinto d’un romantico amore per la natura selvaggia, oppure un libero pensatore rousseauiano che conserva l’impronta della teologia puritana. La Spagna cattolico-pagana da lui incontrata nelle persone dei tre membri d’una famiglia aristocratico-imbastardita che lo ospita durante la convalescenza d’una ferita di guerra, è il segno dell’ambiguità, la terra di confine tra il mondo animale e il mondo umano, tra la vita e la morte, tra l’eros e la colpa. «… Alcuni ingenui versi scritti su un foglio di carta, danno il primo sospetto di Olalla, – scrive Giorgio Manganelli che presenta il racconto con una suggestiva introduzione. Come la dama morta del dipinto, essa si rivela per indizi: prima di svelarsi, suggerisce la propria dolcezza, la sventura, la concentrata devozione, la lucida astensione dalla vita… Il coraggioso ufficiale, catturato nei meandri del sinistro incantesimo ha trovato, nel centro, colei che egli avrebbe potuto salvare, a prezzo della sua vita; e questo voleva il suo ruolo di cavaliere. Ma il suo destino è stato diverso: la principessa può salvarsi solo restando nel castello, a patire e morire…» ; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381