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Mai tardi. Diario di un alpino in Russia. Nuto Revelli. Einaudi, 1967.

Descrizione

Einaudi (Coralli 244); 1967; Noisbn; 19,5 x 12,5 cm; pp. 213; Rilegato con sovraccoperta; Prima edizione nella collana. Presenta segni d’uso ai bordi della sovracoperta (imperfezioni, piccole mancanze, macchiette, sbucciature), firma e data a biro alla prima pagina bianca e al frontespizio, volume lievemente brunito; Accettabile (come da foto). ;«Questo libro non è soltanto la cronaca, assidua ed autentica, della piú terribile pagina della guerra fascista; è anche – ciò che piú importa – la storia di un’esperienza che, per essere individuale, riflette nondimeno una svolta decisiva nella storia di tutti gli italiani. Proprio negli stessi giorni in cui i resti del Corpo d’Armata Alpino terminavano a Gomel e a Slobin l’odissea spaventosa della ritirata, scoppiavano in Italia i primi scioperi di massa: a Torino, a Milano. I primi giorni del marzo 1943, sui quali si chiude il diario di Nuto Revelli, sono legati da un rapporto fatale e necessario al 25 luglio, all’8 settembre ». Cosi scriveva nell’immediato dopoguerra Emilio Castellani, presentando presso l’editore Panfilo di Cuneo questo diario, in cui è narrata giorno per giorno l’odissea degli alpini della « Tridentina » in Russia, sino alla tragica conclusione della ritirata. Su quella catastrofe, molte pagine, da allora, sono state scritte: eppure le annotazioni spoglie e disadorne che Revelli affidò al suo taccuino continuano a costituire una delle testimonianze piú vive e indimenticabili. Come scrive A. Galante Garrone, «il diario, nella sua tremenda nudità di stile, non è solo e non è tanto uno spietato e rovente atto di accusa contro le cricche degli alti papaveri politici e militari, e la criminale imprevidenza e impreparazione, le vergogne dei profittatori delle retrovie, la prepotenza disumana e sprezzante dell’alleato tedesco. È, prima di tutto, la tragedia dei “poveri cristi” gettati allo sbaraglio, beffati, traditi, e che pure, nello sfacelo immane di un esercito e poi di uno Stato, riscoprono in sé le ragioni profonde della dignità del vivere, del semplice valore umano. Cosi che l’acre invettiva sembra sciogliersi in accorata elegia, e tocca i vertici dell’epopea». ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.