Diario Del Ladro. Jean Genet. Es, 1992.

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Descrizione

ES (Biblioteca dell’eros 35); 1992; 8885357172 ; Copertina flessibile con risvolti ; 22 x 13 cm; pp. 279; Traduzione di Giorgio Caproni, con uno scritto di Georges Bataille ; Presenta leggeri segni d’uso ai bordi (senza mancanze nè lacerazioni), piccole imperfezioni, interno senza scritte; Buono, (come da foto). ; Jean Genet si è proposto la ricerca del Male, come altri si propongono quella del Bene. È una esperienza la cui assurdita si coglie a prima vista. Sartre l’ha ben sottolineato: noi cerchiamo il Male nella misura in cui lo prendiamo per il Bene. Una simile ricerca è fatalmente destinata alla delusione, o diventa farsa. Ma anche se destinata all’insuccesso, non presenta per questo un interesse minore. Si tratta inizialmente di una forma della rivolta per colui che è stato escluso dalla società. Abbandonato dalla madre, allevato in un brefotrofio, Jean Genet ebbe tanto meno la possibilità di integrarsi alla comunità morale, quanto più grande aveva il dono dell’intelligenza. Divenne ladro, e il carcere (dapprima la casa di correzione) fu il suo destino. […] Per Genet, non è abietta la società, ma lo è lui stesso: egli potrebbe definire esattamente l’abiezione come ciò che egli è, in modo passivo, o addirittura con fierezza. Del resto, l’abiezione di cui è piena la società è poca cosa, poiché riguarda uomini corrotti solo in superficie, le cui azioni hanno sempre un “contenuto positivo”. Se questi uomini avessero saputo raggiungere gli stessi fini con mezzi onesti, lo avrebbero preferito. Genet vuole l’abiezione, anche se essa porta soltanto la sofferenza: la vuole per se stessa al di là dei vantaggi che vi trova, la vuole per una propensione vertiginosa all’abiezione, nella quale egli si perde, non meno totalmente del mistico che nell’estasi si perde in Dio ». (Dallo scritto di Georges Bataille) L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.