Antologia dello humor nero. Breton André. Einaudi, 1978.

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Descrizione

Einaudi (Nuovi Coralli No. 186); 1978; Noisbn ; brossura ; 19,5 x 11,5 cm; pp. 365 ; A cura di Mariella Rossetti e Ippolito Simonis. Le traduzione dei brani in questa antologia sono di Mariella Rossetti e Ippolito Simonis, salvo alcuni casi che il lettore troverà espressamente indicati. Seconda edizione nella collana. Alcune fotografie b/n. ; Presenta leggeri segni d’uso ai bordi (senza mancanze nè lacerazioni), piccole fioriture alla quarta di copertina, dorso con segni di lettura, interno senza scritte. ; Accettabile (come da foto). ; “Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1939 e ristampato, con alcune aggiunte, nel 1947, ha segnato, cosi com’è, un’epoca. Basti ricordare che quando esso fu stampato le parole humour nero non facevano significato. Solo da allora questa espressione è entrata nel dizionario: sappiamo quale fortuna ha avuto la nozione di humour nero. Tutto sta ad indicare che essa continua ad essere in piena effervescenza, e che si diffonde tanto per via orale (le storie del tipo “macabro”) quanto attraverso l’espressione plastica (specialmente a livello di disegno in certi settimanali) e il cinema (almeno quando si pone ai margini della produzione commerciale)”. Così André Breton nel maggio ’66 postillò quella che considerava l’edizione definitiva dell’Antologia dello humour nero. Sin dal suo primo apparire la scelta di Breton venne giudicata scandalosa. Accanto a grandi classici (come Swift, Poe, Baudelaire, Rimbaud) Breton inseriva nella sua raccolta, befarda e iconoclastica, un De Sade, un Fourier, un De Quincey, un Lacenaire, un Grabbe, personaggi o poco noti o decisamente scomodi, irritanti. Ciò che Breton voleva non era tanto realizzare l’antologia di un genere letterario, con i suoi canoni precisi e confini ben delimitati, quanto allineare esempi di una letteratura concepita come emanazione, rovesciamento, opposizione: tutta una serie di ipotesi della letteratura come alternativa e divaricazione rispetto a un universo immobile, già codificato. «L’humour nero – è ancora Breton a parlare – è nemico mortale di quel sentimentalismo dall’aria eternamente braccata – quel sentimentalismo sempre all’acqua di rose – e di una certa fantasia di corto respiro, che troppo spesso si spaccia per poesia…» Alla luce di questa scelta di base va dunque letta l’antologia che riserverà al lettore sorprese d’eccezione non solo sul fronte degli autori già canonizzati, ma anche e soprattutto sul fronte dei compagni di strada del surrealismo.. ;