Zucchero, ghiaccio, vetro filato. Byatt A. S.. Einaudi, 2000.

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Einaudi; 2000; 9788806154622; 22 x 15 cm; pp. 184; Rilegato con sovraccoperta; Prima edizione. Traduzione di F. Galuzzi, A. Nadotti; minimi segni d’uso alla sovraccopertina, interno ottimo; Molto buono (come da foto). ; Nella stanza di ospedale ad Amsterdam, dove il padre è stato ricoverato per un malore improvviso, la narratrice di Zucchero capisce che, morendo, egli por-terà con sé molte storie di famiglia, storie che hanno dato forma ad altre storie, e so-no state raccontate in molte versioni, piú o meno attendibili e veritiere. Se il padre, uomo di legge, onesto e autoironico, rappresenta nell’equilibrio famigliare la trasparenza e l’integrità intellettuale, è soprattutto la figura materna a incarnare l’inattendibilità del racconto e la tendenza a ricamare intorno alle storie. Ovvero, nella metafora conclusiva del racconto, eredità paterna ed eredità materna si mescolano come «i bandoli ritorti e fusi di zucchero bianco, di zucchero nero». Non è un capriccio editoriale che fa accostare Zucchero, pubblicato per la prima volta nel 1987, ai nuovi racconti apparsi in inglese nel 1998 con il titolo di Elementals. Come spiega l’autrice nella post-fazione: «Rileggendo Zucchero, mi ha colpito innanzitutto la costanza con cui tornavo alle immagini dalle quali è scaturito il titolo di questa edizione italiana». Cosí in Lacrime di coccodrillo due esseri in fuga dal Nord approdano a Nîmes e sotto il sole della Provenza un certo ghiaccio nei loro cuori si scioglie e li costringe al ritorno. E nella fiaba Freddo una «donna di ghiaccio» sposa un principe del Sud che sa trasformare i granelli di sabbia del de- serto in limpido vetro filato. Alla fine queste storie ci comunicano la scoperta della pura felicità del narrare.; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381