Vita sexualis o l’iniziazione amorosa del professor Kanai Shizuka. Ogai Mori. Feltrinelli, 1983.
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Feltrinelli (Impronte); 1983; 8807050013; Copertina flessibile con risvolti ; 19,5 x 12,5 cm; pp. 136; A cura di A. Boscaro. Traduzione di L. Guarino. Prima edizione. ; Presenta leggeri segni d’uso e piccole imperfezioni al bordo della copertina, interno buono; Buono (come da foto). ; Racconto di un’educazione sentimentale e di un’iniziazione sessuale, romanzo verità sui pensieri notturni e i turbamenti carnali dell’infanzia e dell’adolescenza, riflessione autobiografica sulla nascita al desiderio di un uomo maturo, “Vita sexualis” del giapponese Ogai Mori e un piccolo, sconcertante capolavoro. Kanai Shizuka, un professore di filosofia tutto dedito allo studio e all’insegnamento, è sconcertato nel constatare quale posto occupi la sessualità nelle opere della sua epoca. Per di più sente affermare dagli psichiatri che ogni istante della vita di un uomo è sotteso dal desiderio sessuale. Finisce cosi per chiedersi se la propria indifferenza al sesso non discenda da una disposizione anormale, cui dà il nome latino di “frigiditas”. E per trovare una risposta il professore (che sta all’autore come Adolphe a Benjamin Constant, o Ernesto a Umberto Saba) decide di ripercorrere la storia della sua vita dai 6 ai 21 anni, dalla prima innocente curiosità suscitata da una stampa erotica alla perdita della verginità con una cortigiana. Quando apparve in Giappone, nel 1909, “Vita sexualis” fece scandalo: accusato di pornografia, ne fu proibita la vendita e Ögai, alto funzionario nei servizi medici dell’esercito, si guadagnò un severo biasimo ufficiale Certo, la registrazione senza ipocrisie e censure dei moti alternati corpo-cuore dovette urtare la morale puritana corrente. Eppure, raramente la letteratura ci propone sulla sessualità un testo piú pudicamente scrupoloso, più spoglio di esuberanze sentimentali ed eccessi istintuali, piú ansioso di precisione e autenticità, e insieme di cosi alta eleganza formale. Ciò che sconcerta noi (e ci seduce) é semmai proprio la trasparenza totale di questo romanzo iniziatico, il supremo distacco e l’assenza di pathos che lo pongono in singolare rottura con la tradizione occidentale delle “confessioni”, cosi pervasa dal bisogno di autogiustificazione. E d’altra parte, la rarità del desiderio e la malinconica ironia di “Vita sexualis” ci appaiono egualmente distanti dalla sessualità ossessiva, refoulée, dionisiaca che Yukio Mishima ha consegnato alla sua opera, a cominciare da “Confessioni di una maschera” ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.





