Vathek. Traduzione di Giaime Pintor. William Beckford. Einaudi, 1989.

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Descrizione

Einaudi (Scrittori tradotti da scrittori 30); 1989; 9788806115791; Copertina flessibile con risvolti; 17 x 12,5 cm; pp. 135; Traduzione di Giaime Pintor. Prima edizione nella collana; Minimi segni d’uso alla copertina (piccole imperfezioni ai bordi), interno ottimo; Molto buono (come da foto). ; Scritto di getto nel 1782, in francese, «nel breve volgere di due notti e un giorno», da un ventunenne ricchissimo ed eccentrico, il racconto arabo Vathek fu poi tradotto in inglese da un ambiguo precettore, il reverendo Samuel Henley, il quale lo pubblicò, quattro anni piú tardi, spacciandolo per farina del suo sacco. L’imbroglio non ebbe importanza: l’identificazione tra il giovane Beckford e la sua creatura fu immediata e totale, e cosí è rimasta. La differenza tra Vathek e altri racconti « orientali » settecenteschi – dal Rasselas di Johnson allo Zadig di Voltaire sta infatti nel suo carattere non filosofico, ma personale, privato. I lumi, qui, non sono quelli della ragione: sono sinistri bagliori, presagi di una atroce catastrofe finale. Sorta di autobiografia allegorica scritta in anticipo sui tempi, la storia possiede tutta la semplicità, e quindi anche la complessità, delle fiabe: nel suo monumentale egoismo il califfo Vathek, nipote di Haroun al Raschid, abiura la fede del Profeta e abbandona i cinque sibaritici palazzi dedicati alla gratificazione dei sensi per intraprendere il lungo viaggio fino al Palazzo del Fuoco Sotterraneo, dove (secondo il patto sottoscritto con un mefistofelico Giaurro) verrà in possesso dei talismani che controllano il mondo. Qui scopre l’atroce inganno. Il ciclopico palazzo è in realtà il regno di Eblis, ovvero l’inferno musulmano. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.