Varianti e altra linguistica. Una raccolta di saggi (1938 – 1968). Contini Gianfranco. Einaudi, 1979.

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Descrizione

Einaudi (Paperbacks 96); 1979; Noisbn ; Copertina flessibile ; 20,5 x 12,5 cm; pp. 713; ; leggeri segni d’uso alla copertina, interno ottimo; Buono (come da foto). ; Trent’anni d’invenzione incessante di applicazione analitica e di passione militante profuse nell’esame linguistico dei più diversi testi. Diversi, e tuttavia ne esce come un coerente viaggio di avvicinamento alla modernità, un progetto di rigenerazione dei classici. S’incomincia dalla vera e propria critica delle varianti, che scende in profondità nel tessuto della scrittura e scruta i meccanismi stilistici messi in moto da ogni anche minima variazione; varianti di Petrarca (Saggio d’un commento alle correzion del Petrarca volgare), Manzoni, Leopardi (le spesso citate Implicazioni leopardiane»), Mallarmé (Sulla trasforma zione dell’Après midi d’un faune»), Proust (due saggi innovatori: quello sul Jean Santeuil come infanzia della Recherche e la più antica introduzione alle paperoles, le patetiche ed eroiche strisce di carta con cui il grande moribondo costruiva l’ultimo stadio della sua gran macchina). E si muove poi – in questa galleria di analisi preziose – all’avventura di altre lingue d’autore, con esercizi che vanno dalle Laudes creaturarum ai moderni, al linguaggio di Pascoli, di Boine, di Pea, di Bacchelli traduttore. Qui De Sanctis è interpretato sulla base di un’analisi lessicale; e qui si scopre la cosiddetta escapigliatura piemonteses, e in particolare il ruolo di Giovanni Faldella. Infine, una serie di scritti vertenti sulla “storia della critica stilistica” porta dal commento petrarchesco di Carducci sino a Giacomo Devoto, passando per Vossler e Spitzer. Il centro anche fisico del volume è rappresentato dai numerosi scritti su Dante, in punti speciali e in aspetti generali (il personaggio-poeta, l’engagé, il realista»). Ma non va dimenticata la funzione che certi scritti ebbero al loro apparire: cosí raccomandando Gadda – e siamo nel ’42 – non soltanto come romanziere ma anche come traduttore «espressionista»; o presentando – dalle pagine del «Corriere della Sera»- l’ancora misconosciuto Antonio Pizzuto. Varietà, figura e sigillo di queste pagine sparse. Cosí raccolte, esse definiscono comunque l’autobiografia intellettuale di una guida riconosciuta della critica moderna, elaboratore di una forma letteraria in cui saggio linguistico e saggio critico si equivalgono.; Spedizione sempre tracciabile. L’immagine corrisponde alla copia in vendita.