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Un libro forgiato all’inferno. Lo scandaloso «Trattato» di Spinoza e la nascita della secolarizzazione. Nadler Steven. Einaudi, 2013.

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Einaudi (La biblioteca 1); 2013; 9788806213268 ; Rilegato con titoli al dorso, sovracoperta; 22,5 x 14,5 cm; pp. XVIII-266; Traduzione di Luigi Giacone.; Presenta minimi segni d’uso ai bordi, interno senza scritte; Molto buono (come da foto).; Furono i roghi, ad accendere i Lumi. Nello splendore come nella ferocia, il Gran secolo, che tanto amò il paradosso, fu inarrivabilmente paradossale: la meraviglia barocca convisse con il rigorismo formale, l’impulso ascetico con la dissimulazione piú o meno onesta, il libero pensiero con un dogmatismo occhiuto e vendicativo. Solo il Seicento avrebbe potuto generare tutte le grandi idee che alimentarono la modernità, e solo il Seicento avrebbe potuto cercare con tanta pertinacia di distruggerle appena nate. Senza riuscirci, certo, e anzi stimolandole, quasi in virtú di quella «reazione uguale e contraria» teorizzata non a caso proprio in quegli anni – da Newton. Ci fu chi pagò con la vita, con il carcere, con l’infamia e il bando le proprie tesi; ma le difese. E le affidò ai libri, che a loro volta patirono la confisca, la clandestinità, il rogo; ma sopravvissero. Perché le idee non bruciano, anche se possono accendere le menti e provocare rivoluzioni. Ed è proprio di quelle idee e di quei libri cosí travagliatamente giunti fino a noi – che forse non li leggiamo nemmeno piú – che siamo gli eredi. Questo volume è appunto la storia di un libro sulfureo e dannato, il Trattato teologico-politico; del suo autore, pessimo ebreo, mediocre mercante, buon tagliatore di lenti, immenso filosofo; del suo funambolico stampatore, cui certo non difettava l’ingegno. Ma qual era il messaggio contenuto in quelle pagine vituperate, empie, eversive, che fecero sobbalzare perfino Hobbes? Che la Bibbia è un’opera umana, da leggere in una prospettiva storico-filologica, per trarne l’insegnamento fondamentale: «ama il tuo prossimo»; che Dio è la Natura, non la Chiesa con i suoi settarismi e le sue interferenze politiche; che la sovranità dello Stato proviene da una delega e pertanto va esercitata in nome del benessere comune; che la filosofia, la ricerca del retto sapere, è parte di quel benessere e che perciò a ogni cittadino deve essere consentito «non solo pensare quello che vuole, ma anche dire quello che pensa». Amore, anticonfessionalismo, liberalismo, tolleranza: ecco le «bestemmie» di Spinoza. Un ennesimo paradosso seicentesco, per noi, che però possiamo considerarlo tale anche grazie al coraggio di un filosofo e all’avventurosa sopravvivenza del suo Trattato.; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.