Un certo Ezio Taddei, livornese. Massimo Novelli. Graphot, 2008.
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Graphot (Spoon River); 2008; 9788886906760; Copertina flessibile con risvolti ; 23 x 15 cm; pp. 272; ; Ancora nel cellophane originale; Come nuovo (come da foto). ; Quando se ne andò, nel maggio del 1956, qualcuno disse che era scomparso l’angelo povero della letteratura italiana. Ezio Taddei aveva dedicato la sua vita al servizio degli umili e dei diseredati. Prima lo fece come militante anarchico e antifascista, poi da scrittore e da giornalista coerente con i propri ideali. I suoi romanzi forti e corali, densi di fatti e dal linguaggio incisivo, come II Pino e la rufola e Rotaia, furono scritti per il popolo e dal popolo amati. Livornese, cacciato di casa ancora bambino dal padre, Taddei ebbe un’esistenza avventurosa e drammatica, segnata da svariati lavori e vagabondaggi. Incarcerato a Genova nel 1921 e condannato per alcuni atti dinamitardi che non aveva compiuto, fu detenuto nelle carceri fasciste per oltre quindici anni. Fuggì in Francia attraversando le Alpi e successivamente, da clandestino sul transatlantico Normandie, alla vigilia della seconda guerra mondiale raggiunse New York. Qui denunció i mandanti dell’omicidio del sindacalista libertario Carlo Tresca. Per questo motivo rischiò di essere assassinato dalla mafia. Intanto, negli Stati Uniti, erano usciti i suoi primi romanzi: Il Pino e la rufola venne accolto trionfalmente dalla critica americana. Espulso dagli Usa dopo la Liberazione, ritornò in Italia, dove aderì al Pci pur continuando a essere un anarchico. Impostosi all’attenzione del pubblico con altri libri, rimase tuttavia povero come i protagonisti dei suoi racconti. Morì di cuore a poco più di sessant’anni e venne presto dimenticato nonostante il commosso ricordo, nel 1958, scritto dall’amico Domenico Javarone. Massimo Novelli ha narrato la sua storia. È una storia appassionante, che richiama quelle di Maksim Gorki e di Jack London. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.








