Tra lucciole e palazzo. Il mito Pasolini dentro la realtà. Enzo Golino. Sellerio, 1995.

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Sellerio (La diagonale 84); 1995; 9788838911606; Copertina flessibile con risvolti ; 21 x 15 cm; pp. 171; . Prima edizione. ; firma di proprietà al frontespizio, leggeri segni d’uso alla copertina, interno buono; Buono (come da foto). ; A vent’anni dall’omicidio, Pier Paolo Pasolini continua ad essere celebrato e discusso. Antichi antagonisti si pentono di non averlo compreso quando era in vita. Conservatori e progressisti se ne disputano l’eredità. Negli ultimi tempi, con un crescendo impressionante, Pasolini è stato ricordato con iniziative d’ogni genere in Italia e all’estero, citato di continuo sui giornali anche nelle occasioni più eccentriche. Insomma, il suo fantasma è ancora fra noi. Ma quali sono i motivi della «presenza» di questa «assenza»? Forse la società italiana, e in particolare la società letteraria, non hanno ancora compiutamente elaborato il lutto per la morte di uno scrittore che, con le sue laceranti contraddizioni, ha messo a nudo i guasti provocati nel Paese dalle classi dirigenti, e le disastrose conseguenze che ne sono derivate. Oggi comunque, nella sua dimensione postuma, è innegabile che il nome di Pasolini sia piuttosto inflazionato, elevato a feticcio romantico, purtroppo usato – nei casi peggiori come una sorta di prêt-à-porter culturale. E molti si chiedono in che modo la dirompente attività creativa del controverso intellettuale possa essere giudicata senza vedovili indulgenze. Attraverso una minuziosa analisi di opere, fatti, circostanze, persone, Enzo Golino espone e documenta una meditata ipotesi. È la realtà italiana degli anni successivi alla scomparsa dello scrittore che, puntualmente, si è riconosciuta nelle sue diagnosi spietate, dando concretezza alle insolenti provocazioni del «poeta corsaro». Per illustrare questo percorso accidentato, disseminato di insidie, ancora in gran parte oscuro tanto da esigere ulteriori accertamen-ti, Golino ne esamina aspetti diversi: se Pasolini sia o meno un poeta civile e gli opposti giudizi della critica più recente; la fuga di uno degli assassini del Circeo e la relativa polemica che oppose Pasolini a Italo Calvino all’epoca del misfatto; la requisitoria di un magistrato – che fu pubblico accusatore di Pasolini in un processo per vilipendio della religione rievocata in occasione della sua nomina a un importante incarico; i rapporti con Franco Fortini, con Nico Naldini, con Pino Pelosi; una sceneggiatura inedita; il linguaggio del film tratto dal Decameron. Sono tutti tasselli di un mosaico in cui la figura di Pasolini perde i connotati a volte imprecisi e sfocati del mito e acquista una straordinaria forza espressiva, qui e ora, inoppugnabilmente radicata nell’antropologia nazionale ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.