Storia di Huon di Bordeaux e di Auberon re delle fate. AA. VV.. Guanda, 1991.

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Guanda (Biblioteca della fenice); 1991;9788882461959; Copertina flessibile ; 22 x 14 cm; pp. 270; a cura di G. Agrati ,M. L. Magini; leggeri segni d’uso alla copertina, interno ottimo; Buono (come da foto). ;Storia di Huon di Bordeaux, o il racconto puro. Succede raramente di essere conquistati, con la stessa intensità di cui è capace questa singolare chanson de geste, dal desiderio perentorio di voltare la pagina, di correre oltre, voracemente, in una lettura che si spera infinita… Sapienza compositiva e varietà sorprendente di avventure scandiscono la vicenda del valoroso e scapestrato Huon, paladino di re Carlo, che, vittima di un inganno, deve scontare una punizione immeritata e superare prove estreme nel favoloso Oriente. Incontrerà, nei momenti più critici, il minuscolo, potentissimo, fatato Auberon. Composta in un lasso imprecisato di tempo fra il 1180 e il 1260, forse nel nord della Francia, da un troviero o da un giullare, l’opera si presenta come un’originale commistione di motivi e di toni, in cui l’etica feudale, guerriera e religiosa dell’epopea carolingia si stempera appena in una velata ironia, fino a ricreare le sequenze fantastiche del romanzo cortese. Così, nei risvolti avvincenti dell’intreccio, ecco che scopriamo una straordinaria ricchezza psicologica e stilistica, una rara potenza di evocazione simbolica: si schiude ai nostri occhi un mondo di passioni definitive, in cui i cavalieri offrono la propria vita con generosità assoluta e non esitano a recidere spietatamente quella degli altri, in cui il cammino dell’eroe può approdare a un enigmatico bivio, e in cui le parole dei personaggi, come la voce del narratore, possiedono quella disarmante essenzialità, quella semplice e scabra evidenza che sono uno dei segni della grande scrittura. Questa robusta efficacia di mezzi espressivi, del resto, permette al nostro ignoto autore di trattare i mari, i continenti, e beninteso gli uomini con una disinvoltura che non smette di stupirci. Poche parole egli dedica alla traversata da Brindisi alla Terra Santa, mentre indugia lungamente su episodi minori. Un gioco sulle proporzioni che ci fa pensare agli affreschi medievali, con quelle figure di santi, condottieri e cavalli smisuratamente grandi rispetto alle mura delle città e dei paesaggi. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.