Storia del Pacifico (secoli XVIII-XIX). Un paradiso trovato e perduto. Spate O. H. K.. Einaudi, 1993.

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Einaudi (Biblioteca di cultura storica 196.); 1993; 9788806126490; Rilegato con titoli al dorso, sovracoperta; 21,5 x 16 cm; pp. XXII-440; A cura di Gianluigi Mainardi. Prima edizione. Volume illustrato con 28 figura nel testo e 21 tavole fuori testo.; Presenta leggeri segni d’uso ai bordi della sovracoperta (piccole imperfezioni), interno ottimo, senza scritte, volume saldo, lievemente brunito; Buono+ (come da foto). ; Il terzo e ultimo volume della Storia del Pacifico di Spate ci introduce alla conclusione del suo racconto storico è l’Oceania, con i suoi orizzonti geografici, le sue culture di vita e le sue genti. Ovvero, quel mondo che per ultimo, forse, è rimasto incontaminato e lontano dalle rotte della «scoperta»; e che subito, come prima era toccato ad altre ben piú importanti civiltà, ha conosciuto per mano dell’uomo europeo la corruzione fisica e morale. Qui, tuttavia, gli splendidi lidi di isole disperse a miriadi nell’oceano, le miti popolazioni e una venustà non comune degli indigeni, colpirono l’immaginazione di esploratori e conquistatori: la cultura europea si infittí di visioni di «buoni e nobili selvaggi». L’uomo, quello occidentale, il portatore di una scienza e di una religione vere e superiori, aveva scoperto l’ultimo lembo di un originario paradiso. E come per un malvagio incantesimo, proprio in quel momento lo perdeva. Ma l’incantesimo, in realtà, era tutto, crudamente, nei gesti avidi dei vari potentati e degli avventurieri che venivano inviati alla conquista di sempre nuove postazioni strategiche. Come ci narra Oskar Spate, a figure note come Byron o memorabili come Cook, si affiancarono uomini quasi sconociuti, ma non per questo meno importanti: inguaribili idealisti come Mendañae Quiros, animi spietati come Coen, intelligenze curiose come Dampier si susseguirono in un ribollire di meschinità e generosità, di disperazioni e speranze. Tutti, al servizio di politiche di potenza che portarono in questa contesa mondiale Spagnoli, Inglesi e Francesi, e poi ancora Americani, Russi e Giapponesi. Navi da guerra e grandi mercantili tracciarono nuove rotte: l’arricchimento delle carte nautiche, tuttavia, aveva come contropartita la scomparsa di un orizzonte onirico, via via sopraffatto dagli orrori e dai clamori della modernità. ; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita.