Storia amorosa delle Gallie. Roger De Bussy-rabutin. Sellerio, 1992.

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Sellerio (La memoria 266); 1992; Noisbn; 17 x 12 cm; pp. 222; Copertina flessibile con risvolti; Traduzione di Roberto Tinti. Postfazione di Galateria Daria; Leggeri segni d’uso ai bordi, interno ottimo; Buono (come da foto). ; «Né spia, né adulatore, né servo»: quindi inadatto al secolo di Luigi XIV che umiliava l’orgoglio della vecchia nobiltà, e intendeva piegarne le libertà feudali, il conte Bussy-Rabutin pagò per questo libro un prezzo tanto alto da lasciare interdetti. La Bastiglia, prima, e poi il perpetuo esilio. Ma la Storia amorosa delle Gallie non raccoglie altro che pettegolezzi audaci erotici e galanti, (a sfiorare quasi nella materia del racconto il cattivo gusto, ma con una eleganza di stile e di spirito che nel contrasto incanta); Rabutin li raccontava a una bella convalescente di cui voleva conquistare le grazie, e trascritti clandestinamente e poi riscritti dall’autore per ristabilire la verità, giunsero a Luigi XIV. Forse mostrando un libertinaggio troppo aperto, forse sfiorando il re con le sue storie, metteva in campo una nobiltà del tutto indipendente nei piaceri, poco adatta a illustrare la gloria e la grandeur, e quindi inutile e dannosa al sovrano. Dell’opera e dell’autore Voltaire, che ammirava il re Sole, diede un giudizio poco lusinghiero: «le sue opere non erano abbastanza buone da compensare il male che gli fecero». Ma ne offre anche una chiave di lettura; unendo la bontà dell’opera con il male che fece all’autore, si ha il quadro di un’epoca tragica e una classe, lieta fiera e selvaggia, affascinante, che cede a un bigotto assolutismo perché, malinconicamente, del tutto inutile alla storia. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.