Ritratto del poeta attraverso le lettere. Dylan Thomas. Einaudi, 1970.
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Einaudi (Supercoralli); 1970; Noisbn; Rilegato con titoli al dorso, sovracoperta; 22,5 x 14,5 cm; pp. X-474; A cura di Constantine Fitzgibbon. Traduzione di Bruno Oddera. ; Presenta segni d’uso alla sovracoperta, interno senza scritte ; Buono, (come da foto). ; Benché la fama di Dylan Thomas sia legata alle Poesie egli fu anche un maestro della prosa. Lo testimoniano quel piccolo capolavoro che è Ritratto dell’autore da cucciolo, le Prose e racconti (anch’essi nei Supercoralli) e queste lettere che sono tra le sue pagine piú rifinite e smaglianti. Nel suo innato senso della perfezione, Thomas non sapeva scrivere nemmeno un biglietto senza farne un brano lavorato e impeccabile. Verso la fine della vita si racconta scrivesse e riscrivesse le proprie missive collo stesso accanimento con cui «rifaceva » i suoi poemi. Le Lettere comprese in questa scelta possono perciò essere assaporate come una creazione letteraria autonoma. Ma esse sono anche uno straordinario documento psicologico, perché contengono i pensieri, le riflessioni dello scrittore, e costituiscono un’espressione deliberata e cosciente dell’intera sua personalità. Questo volume abbraccia all’incirca metà delle lettere tuttora reperibili di Dylan Thomas, che saranno in futuro pubblicate per intero. Constantine Fitzgibbon, cui si deve una eccellente Vita di Dylan Thomas, ha per intanto raccolto quelle che piú chiaramente riflettono la concezione creativa del poeta, e quelle che aprono squarci inattesi sulla sua anima. Il carattere di Dylan Thomas era ricco e complesso: le luci e le ombre della sua personalità sono qui rivelate con una lucidità e un impatto travolgenti. Par d’essere in dialogo diretto con lui: sembra che egli voglia aprirvi il suo cuore, senza esitazioni o turbamenti, con una impietosità a tratti crudele, sempre commovente. Scrive Constantine Fitzgibbon: « La conversazione di Dylan Thomas era straordinaria: poteva essere arguta, poteva essere oscena, poteva essere profonda – specie quando si parlava di versi ma non concerneva quasi mai le astrazioni. E riguardava sempre la persona con la quale Dylan stava parlando: era una comunicazione, non un’ostentazione. Ecco perché egli aveva tanti amici, e stringeva amicizie di ogni genere cosí rapidamente. Concedeva tutta la sua attenzione, se l’uomo gli riusciva simpatico, con la stessa facilità, tanto a un postino in una taverna gallese quanto a un vincitore del premio Nobel in un ristorante di New York, e faceva ugualmente del suo meglio per intrattenerli entrambi. Si adattava ai loro umori e al loro mondo». Attraverso questo libro, a quasi vent’anni dalla sua scomparsa, Dylan Thomas conversa con ciascuno di noi, disperato e ilare, candido e perverso, raffinato e barbaro. In sopracoperta una fotografilan Thomas. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.








