Riflessioni sulla violenza. Georges Sorel. Rizzoli, 2001.
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Rizzoli (Bur Classici L1154); 2001; 9788817171540; Copertina flessibile ; 18 x 11 cm; pp. 358;Traduz. M.G. Meriggi.; firma di proprietà al frontespizio, leggeri segni d’uso alla copertina; Buono (come da foto). ; Le riflessioni sulla violenza hanno accompa-gnato il loro controverso autore. Georges Sorel, dal 1905-1906 quando su «Il divenire sociale» e «Le mouvement socialiste» cominciano a uscire i saggi che ne costituiranno la base, al 1919 quando, in appendice alla quarta edizione, pubblica un’appassionata difesa di Lenin, tre anni prima di morire. I temi principali di quest’opera «scandalosa» sono lo sciopero generale e la definizione della violenza. Lo sciopero generale per Sorel non è un concreto fatto organizzativo allora al centro del dibattito del movimento operaio ma un mito sociale chiamato a sollecitare gli operai – i nuovi barbari della Francia decadente a rompere con le mediazioni della democrazia e a fare una «rivoluzione morale»: Sorel, come Renan e Taine, suoi maestri, è ossessionato dall’idea della decadenza. Della violenza Sorel dà una definizione polemica e paradossale: per lui la vera violenza è la forza diventata legale, la forza dello Stato, sia esso giacobino o reazionario, sia che eserciti il Terrore contro gli accaparratori sia che spari contro gli operai; la violenza operaia è il gesto simbolico che ne rompe il monopolio e lo delegittima. Due nozioni complesse e ambigue che spiegano come il loro autore sia stato rivendicato dalle più diverse correnti di pensiero e pur restando un uomo del XIX secolo ci porti con le sue riflessioni nel cuore delle tragedie del Novecento. ;








