Politica per tutti. Procházka Jan. Feltrinelli, 1969.

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Feltrinelli (I fatti e le idee, Saggi e Biografie n. 187.); 1969; Noisbn; Copertina flessibile con sovracoperta; 22,5 x 14 cm; pp. 286; Traduzione di Bruno Meriggi. Prima edizione. ; Presenta segni d’uso e del tempo, sovracoperta con mancanze, interno senza scritte, volume brunito, lievi fioriture sparse; Accettabile (come da foto). ; …L’intervento straniero attuato nella sua forma piú odiosa di occupazione militare dopo una estenuante altalena di trattative e di accordi e di minacce, ha per qualche mese spostato l’attenzione degli osservatori atori imparziali dai problemi di fondo posti dalla “primavera praghese,” agli aspetti etico-politici connessi coll’azione degli alleati del Patto di Varsavia e i loro disperati tentativi di rovesciare il potere legittimo per sostituirvi comodi fantocci. A ciò si aggiunga l’ondata di commozione suscitata un po’ in tutti dalla caparbia volontà dei cechi e degli slovacchi, nell’occasione uniti in un solo popolo come non sono mai stati, di riaffermarsi arbitri unici e sovrani dei propri destini. Ora, appena attenuatasi la tensione, gli interrogativi che si erano già affollati numerosi fra il gennaio e l’agosto del ’68, tornano a riproporsi carichi di nuove drammatiche implicazioni, e trovano solo parziali risposte nel folto materiale documentario e polemico pubblicato in Cecoslovacchia e fuori. Fra tante opere specialistiche, fra tanti scritti di battaglia, il libro di Jan Procházka ha spicco particolare perché è il solo che dà la parola al popolo il quale, di ogni mutamento politico, rappresenta in fondo il giudice supremo, no, la misura ultima oltre che il vero unico protagonista, attivo o passivo che sia. L’opera è infatti concepita come l’assolo di uno scrittore che guida con estrosa sapienza un coro vastissimo di voci diverse: voci irate e suadenti, umili e altezzose, sorde e squillanti, concordi, discordi, disperate, rassegnate. Nel responsorio tra Procházka e i suoi connazionali affiorano in un disordine bizzarro, ma nient’affatto casuale, anni ed anni di storia cecoslovacca scritta a caratteri viventi nelle sofferenze e nelle speranze di quel grande piccolo paese. Affiorano soprattutto le contraddizioni e gli errori dei tempi piú recenti che si estendono dalle sinistre epurazioni del dopoguerra all’ottuso potere novotnyano e infine alla rischiosa avventura del nuovo corso, un’avventura non sempre ben calcolata, spesso ambigua, specchio fedele di una situazione obiettivamente equivoca e praticamente senza uscita. Meglio che in qualsiasi altro lavoro sistematico ed organico, in questo diario dell’opinione pubblica cecoslovacca dal 1962 al 1968 è messo a nudo il groviglio inestricabile di difficoltà e di contraddizioni che hanno caratterizzato la giovane repubblica fin dalla nascita e che sorgono non soltanto dalle eredità del periodo borghese, dalle disfunzioni del sistema socialista, dalla divisione del mondo in due blocchi contrapposti, ma si direbbe dalla stessa posizione geopolitica della Cecoslovacchia, questo valico aperto ai venti e a tutte le tempeste della storia europea, che guarda su due civiltà e su due epoche in conflitto. ;