Poesie di Chlébnikov. Saggio, antologia, commento. Angelo Maria Ripellino. Einaudi, 1968.
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Einaudi (Supercoralli); 1968; Noisbn; Rilegato con titoli al dorso, sovracoperta; 22,5 x 14,5 cm; pp. XCII-258; Prima edizione nella collana.; Presenta segni d’uso alla sovracoperta, interno senza scritte, lievissime bruniture ; Buono, (come da foto). ; Angelo Maria Ripellino fu tra i primi in Italia a introdurre l’opera di Velimir Chlébnikov (un suo saggio su Chlébnikov e il futurismo russo porta la data del 1949). Da allora a oggi sono trascorsi circa venti anni e il dialogo tra lo scrittore e il critico non si è interrotto. Lo testimonia questo libro che è ben altro che una semplice antologia di versioni, ma un vero e proprio viaggio di esplorazione nell’universo fantastico di un poeta, investigato in tutti i suoi aspetti, tradotto con estroso puntiglio, commentato con una ricchezza di rinvii, suggestioni culturali, riferimenti eruditi affatto straordinaria. Tutto quindi meno che il libro di uno specialista: ma una «avventura letteraria» a tu per tu con una personalità sorprendente d’uomo e di scrittore. Da queste pagine (che riprendono i modi da «racconto critico» de Il trucco e l’anima, libro che valse a Ripellino il Premio Viareggio ’65) il ritratto di Chlébnikov risalta a tutto tondo. Nato nel 1885, Chlébnikov trascorse la sua vita in un eterno vagabondare, incalzato dall’inquietudine, affamato, malaticcio, miserevole: eppure forte di una sua orgogliosa vocazione che lo impose sempre, anche nel difficile cenacolo dei cubo-futuristi, come una figura di vate magico. Se talvolta l’incomprensione dei «mondani » insinuava in lui scontento e amarezza, lo smarrimento era di breve durata, e subito si riprendeva in un fuoco d’artificio di trovate clownesche: come quando si eleggeva capo della Associazione dei «317», detti anche Presidenti del Globo Terrestre, che adunava nelle sue file Majakovskij, Malèvic, Burljúk, in una pittoresca accozzaglia di artisti, poeti, eruditi, aviatori, politici. In questo labirinto di sitúazioni, spesso contrastanti (dalla provocazione pubblica alla solitudine quasi monacale, scandita da rinunce e digiuni) Ripellino conduce il lettore con un entusiasmo sempre sorretto dalla lettura penetrante, minuziosa, dei documenti biografici o dei testi letterari. Nel suo atto di omaggio a Chlébnikov, egli sottolinea l’aspetto missionario, che sorregge l’errabonda attività del poeta: un candido visionario che coglie miracoli, avverte il germogliare di favole non piú umane anche nel desolato paesaggio della Russia straziata dalla guerra civile: e che muore inerme, disfatto, in un remoto villaggio del governatorato di Novgorod nel giugno ’22, dopo avere speso la sua esistenza in una febbrile attività creativa, convulsa, discontinua, ma carica di una intensità inarrestabile, splendida del vigore stesso della vita. In sopracoperta una fotografia di Chlébnikov. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.








