Pietroburgo. Andrej Belyj (Boris Nikolaevic Bugaev). Adelphi, 2014.
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Adelphi (Biblioteca Adelphi, 625); 2014; 9788845929205; Copertina flessibile con risvolti ; 22 x 14 cm; pp. 384; A cura di Angelo Maria Ripellino.; Presenta minimi segni d’uso ai bordi, interno senza scritte; Molto Buono (come da foto). ; Pietroburgo, 1905. La città è sconvolta dalla tempesta sociale, si moltiplicano i comizi, gli scioperi, gli attentati. Il giovane Nikolaj Apollonovic, che si è incautamente legato a un gruppo rivoluzionario, entra in contatto con Dudkin, nevrotico terrorista nietzscheano, il quale gli affida una minuscola bomba. E il provocatore Lippancenko, doppiogiochista al servizio della polizia zarista e al contempo dei rivoluzionari, gli rivela qual è il suo compito: dovrà far saltare in aria il senatore Apollon Apollonovic, abietto campione dell’assurdita burocratica. Suo padre. E intorno a questo rovente nucleo narrativo che si snodano le vicende surreali e grottesche di Pietroburgo, unanimemente considerato il capolavoro romanzesco del simbolismo russo. Dove la vera protagonista è tuttavia la «Palmira del Nord»: una Pietroburgo maestosa e geometrica solo all’apparenza, edificata su un labile terreno palustre i cui miasmi sgretolano le possenti architetture, le cui brume sfaldano e decompongono ogni comparsa che striscia lungo i vicoli fiocamente illuminati, tra bettole ammuffite e palazzi scrostati. I sommovimenti di inizio secolo, preludio di future tragedie, l’ululato del vento che si incanala lungo le gole del libro, il demoniaco colore giallo dei comizi gremiti di una folla in trance: ogni cosa è in preda a una malefica possessione, che Belyj filtra attraverso la lanterna magica delle immagini. Quello che Pietroburgo adombra è un gioco cerebrale che, pur dialogando con il presente, discende dalla contaminazione della grande letteratura ottocentesca- Puškin, Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj -, tappe di quel lungo parricidio in cui per Belyj consiste la storia dell’intelligencija russa. Non stupisce dunque che Vladimir Nabokov lo collocasse tra i più grandi romanzieri del Novecento insieme a Kafka, Joyce e Proust. «Se Pietroburgo non è la capitale, allora non c’è Pietroburgo. La sua esistenza è soltanto illusoria. «Comunque sia, Pietroburgo non è soltanto illusoria, ma si trova anche sulle carte; in forma di due cerchi concentrici con un punto nero nel mezzo; e da questo punto matematico che non ha dimensioni proclama energicamente la propria esistenza: di qui, da questo punto si diffonde come una fiumana lo sciame delle parole del nostro libro; da questo punto invisibile si diffondono con impeto le circolari». ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.





