Pierrot amico mio. Queneau Raymond. Einaudi, 1971.
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Einaudi; 1971; isbn ean n.p. ; rilegato con sovracopertina ; 22,5×14 cm; pp. 184; Traduzione di F. Onofri. ; imperfezioni alla sovracopertina che presenta una lacerazione, leggeri segni d’uso generali, interno buono; Accettabile (come da foto). ; Una morte che forse non è mai avve nuta, un luna-park in fiamme, un immobile principe poldavo, un misterioso giardino, un detective molto irregolare: questi elementi costituiscono la piú strana «educazione sentimentale» mai scritta. Anche perché l’amore è cosí evanescente che quasi non si vede. Leggere Queneau significa giocare a nascondere e a nascondersi, perché Queneau nasconde tutto, storia compresa, dietro un «ridanciano pudore». Sulle piste del luna-park, le storie si intersecano, i personaggi si confondono in un dialogo che dietro l’apparente «normalità» rivela un irresistibile desiderio di far perdere le tracce (divertendo). Da ogni parola di questo dialogo, da queste situazioni impossibili che sono poi il tessuto stesso del quotidiano visto senza interessi personali, emerge Pierrot, un personaggio indimenticabile che si porta addosso la follia malinconica di Buster Keaton e la muta grazia di un grande mimo (potrebbe essere Marcel Marceau). Attraverso tutto il fittizio, le sovrapposizioni di stili, dal poliziesco a Delly, Pierrot avanza per scoprire una grande delusione: non solo che Yvonne, la lungamente spiata, la infinitamente e silenziosamente desiderata, non lo ama, ma che in fondo tutto è egualmente deludente. Pierrot, che è il fratello gemello di Zazie, non si decide però a crescere. Alla fine del libro non può dire come lei: «Sono invecchiata». Pierrot, come i grandi comici, non invecchierà mai: è fissato per sempre in una zona senza età. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.





