Oscar Wilde. Mei Francesco. Rusconi, 1987.

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Rusconi (Le vite); 1987; 9788818230185; Rilegato con sovracoperta; 22 x 14 cm; pp. 253; Prima edizione.; leggeri segni d’uso alla sovracopertina, interno ottimo; Buono (come da foto). ; Francesco Mei ripercorre tutta intera la vita di Oscar Wilde, il grande scrittore ed esteta che alla fine dell’Ottocento diverti l’Inghilterra vittoriana con le sue brillanti e paradossali commedie. Il destino di Wilde fu a doppio taglio. Quegli stessi borghesi e quegli aristocratici che lo avevano acclamato, lo condannarono poi ai lavori forzati per un comportamento che il commediografo aveva già adombrato nelle sue provocazioni teatrali. Wilde era nato a Dublino, nel pieno della rivolta irlandese contro il dominio di Londra. Il giovane Oscar aveva respirato già in famiglia l’aria della lotta contro il conformismo: da parte del padre, medico stravagante e libertino, e da parte della madre, donna di ingegno ma di smodate ambizioni patriottico-culturali. Alla Oxford University, Wilde sperimentò un codice di vita che separava nettamente l’arte dalla morale: «Il fatto che un uomo sia un avvelenatore non prova nulla contro la sua prosa». Il viaggio negli Stati Uniti rappresentò invece il definitivo collaudo nella pratica dell’aforisma: «Le uniche persone eleganti, in America, sono i minatori». Il libro di Mei segue con finezza psicologica, e sulla base della più rigorosa documentazione, le tappe della vita di Wilde: il matrimonio con la brava e affettuosa Constance, la nascita dei due figli, il Dorian Gray scritto quasi per scommessa, lo strepitoso successo fra i lustrini dell’Haymarket Theatre e del Savoy Hotel. Al centro del dramma si pone il legame di amore-odio con Lord Alfred Douglas, il giovane e affascinante aristocratico che fu all’origine della congiura e del processo contro Wilde. E infine gli anni del carcere, la debilitazione fisica, la miseria, l’ultimo tentativo di sopravvivere affidato alle pagine del De profundis. Scandalo e irrisione, dunque. Ma soprattutto geniale rinnovamento dell’arte, della letteratura, perfino della moda e dell’arredamento: «Il vizio supremo: la mediocrità». Questa biografia sottolinea la duplice parte che Wilde recitò a proprio rischio e pericolo: quella del dandy che negli infami vicoli di Londra cercava una lacerata immagine di Dio, e quella del “peccatore” che nonostante tutto seppe mantenersi puro in una società che alla fine arrivò a condannarlo per non condannare se stessa. ; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita.