Marijuana e altre storie. Analisi irriverente della canapa nella medicina, nella religione, nell’erotismo, nella letteratura, nella parapsicologia, nello spinello. Cesco Ciapanna. Cesco Ciapanna, 1979.

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Descrizione

Cesco Ciapanna ; 1979; Noisbn; Copertina flessibile ; 24 x 17 cm; pp. 352; Volume illustrato in b./n. ; Presenta leggeri segni d’uso ai bordi (piccole imperfezioni), interno senza scritte; Buono, (come da foto). ; La morte del mio amico T., nel ’76, per un’iniezione di eroina, ha aperto una ferita che non si è mai rimarginata. Ma ha anche acceso una domanda: come è possibile che una parte così importante della sua vita mi fosse rimasta invisibile? Da quel momento, ho cominciato a cercare. Non solo per capire lui, ma per capire il sistema che lo aveva condannato al silenzio e alla marginalità. Mi sono immerso nel mondo della droga, interrogando chi ne sapeva qualcosa, leggendo tutto ciò che riuscivo a trovare. Ma i testi italiani erano vaghi, moralistici, incapaci di distinguere tra chi fuma marijuana e chi vive ai margini con una siringa nel braccio. “Droga pesante e droga leggera”, dicevano. Ma mi sembrava poco. C’era una “differenza abissale”, e nessuno la spiegava. Durante un viaggio a New York, ho scoperto la libreria New Morning, specializzata in testi sulla droga. Da lì è iniziata la mia immersione nella controcultura americana. Ho studiato, viaggiato, incontrato ricercatori, filosofi, botanici, persino banchieri. A San Francisco, in un centro studi, ho trovato accoglienza e accesso a testi rari. E grazie a Thomas Szasz ho capito che la “scienza della droga” è una costruzione potente, ben finanziata, ma fondata su postulati sbagliati. Una scienza che gode di “generosi appannaggi”, ma che ancora oggi non sa definire il termine su cui poggia tutto: droga. E in Italia? Nulla. Il lavoro di tutta questa gente è inaccessibile. “La droga come la stregoneria… non bisogna occuparsene, nemmeno conoscerla.” Il proibizionismo non è solo una politica: è una forma di censura culturale. E dove c’è censura, cresce l’ignoranza. E dove c’è ignoranza, cresce il traffico. Ho cercato di tradurre Droghe Lecite ed Illegali, il libro più importante che avevo trovato, commissionato dall’Unione Consumatori americana. Analizzava le sostanze con cui gli americani alterano la coscienza, dal caffè all’eroina. Ma in Italia, nessuno rispose alla richiesta dell’editore americano. Così ho deciso di scriverlo io. Quel libro è stato pubblicato, ma senza pubblicità. “Pubblicizzare un libro sulla droga è quasi come pubblicizzare la droga.” Ecco il cuore del problema: il proibizionismo non combatte la droga, combatte la conoscenza. E così, mentre in America certe verità erano già acquisite nel ’72, in Italia restano misteri. Misteri che uccidono. Perché “quel centinaio di giovani trovati morti ogni anno con la siringa ancora nella vena, come il mio amico T., non sono stati uccisi dall’eroina…” Sono stati uccisi dal silenzio. Dalla paura di sapere. Dalla scelta di non distinguere. Questo libro è un atto di rottura. È il tentativo di restituire alla parola droga la sua complessità, e di sottrarla al monopolio del terrore. Perché solo conoscendo possiamo scegliere. E solo scegliendo possiamo cambiare. È un tentativo di capire. E di far capire.; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.