L’ultima estate di Klingsor. Hermann Hesse. Guanda, 1977.
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Guanda (Biblioteca della Fenice 5); 1977; Noisbn; Copertina flessibile con risvolti ; 22 x 14 cm; pp. LXXXII-74; Traduzione di M. Specchio. ; piccole imperfezioni e segni d’uso alla copertina, interno buono, volume lievemente brunito; Accettabile (come da foto). ; Questa eccezionale novella scritta da Hermann Hesse (1877-1962) nella lontana estate del 1919 può considerarsi, a buon diritto, un piccolo capolavoro e non a caso ebbe a suscitare l’ammirazione di Bertolt Brecht. Nata nell’immediato dopoguerra, quando ancora il trauma dell’immane eccidio opprime le coscienze dei sopravvissuti con l’oscuro presentimento che l’intera civiltà occidentale sia giunta ormai al suo epilogo, L’ultima estate di Klingsor non è soltanto il culmine dell’immaginaria autobiografia di un pittore alla cui inquietante stilizzazione fantastica di déraciné e di maudit non è forse estranea la maschera tragica di van Gogh, ma rappresenta altresi lo specchio enigmaticamente eloquente dell’uomo di oggi « lo stanco, avido, sfrenato, puerile e raffinato uomo della nostra tarda civiltà, il moribondo uomo europeo che vuole morire». Ma di questa seduzione mortale Hesse non tesse un decadente elogio, al contrario egli compie qui una trasfigurazione o conversione magica del ‘negativo’, esorcizzando compiacimenti estetizzanti e visionari furori, ritrovando al fondo di una voluttà del naufragio il disprezzo per qualsiasi fuga nelle rassicuranti certezze e la virile malinconia di chi attende tenacemente a decifrare i segni della propria opera umana concepita come esaltazione infinita della stessa finitudine. La figura dell’incantatore Klingsor, dei suoi amici e delle sue compagne si dissolve così poco a poco nella leggenda e anche la geografia interiore della vecchia Europa sembra confondere i suoi itinerari in quelli enigmaticamente conclusi dei «messaggeri d’Oriente»: i poeti cinesi Li-Tai-Po e Thu-Fu sembrano incarnare le loro anime nel destino di Klingsor, nei suoi contrari equilibri, allo stesso modo con cui malinconia ed ebbrezza, avventura sull’orlo del possibile e vita vertiginosamente goduta e perduta riconducono come sottili fili argentei le costellazioni della saggezza taoista alla notte mediterranea del desiderio e alla febbre tutta espressionista di una «musica del tramonto» che porta in sé la fascinazione inesplicabile dei preludi. Nel saggio introduttivo preposto da Ferruccio Masini a questa ‘rilettura’ del Klingsor si gettano le basi per una interpretazione globale di Hesse che ne ribalti l’immagine ‘umanistica tradizionale’ ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.








