Lo spazio figurativo dal Rinascimento al cubismo. Francastel Pierre. Einaudi, 1980.
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Einaudi (Saggi 219); 1980; Noisbn; Copertina flessibile con sovracoperta ; 21,5 x 16 cm; pp. 214; Traduzione di Mazzucchelli. Volume con 71 illustrazioni b./n. fuori testo.; Presenta leggeri segni d’uso alla sovracoperta (piccole imperfezioni), interno senza scritte, volume saldo, lievemente brunito; Buono (come da foto). ; Una lunga tradizione ci ha abituati a considerare la Prospettiva, che dal Rinascimento all’Ottocento è stata alla base dell’arte europea, come il sistema piú adeguato per una rappresentazione attendibile e fedele del mondo quale esso è. Questa concezione, già impugnata dalla critica piú intelligente e confutata di fatto da tutta l’arte d’avanguardia, è stata radicalmente negata dall’autore di questo libro che, riprendendo e ampliando le tesi del Panofsky, del White, dell’Argan e di altri, dimostra come la prospettiva rinascimentale non è già un metodo di riproduzione otticamente passiva della realtà, ma un sistema convenzionale che combina dati estratti arbitrariamente dal reale con altri dettati da tradizioni, esigenze rituali, norme sociali. Anziché rispecchiare passivamente una realtà spaziale, essa di volta in volta se ne crea una, originale e storicamente condizionata, che è insieme specchio e guida della vita sociale. Prospettiva e spazio vengono cioè a coincidere come creazione storica, in cui l’uomo proietta ed esprime se stesso e la sua vita nella società. In altre parole, esistono tanti spazi quante sono le epoche e i gruppi sociali, e in questa figura che ogni epoca si fa dello spazio, confluiscono gli ideali, i miti, le conoscenze tecniche e scientifiche, insomma l’insieme delle mediazioni e delle strutture culturali con cui l’uomo si pone e si realizza nel mondo. ; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381








