La voce dei delfini. Leo Szilard. Feltrinelli, 1962.
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Feltrinelli ; 1962; Noisbn; Copertina flessibile con risvolti; 21 x 13 cm; pp. 1961; Traduzione di Carlo Alberto Gastecchi. Prima edizione. ; Presenta segni d’uso ai bordi e al dorso, timbro ex-libris alla prima pagina, interno senza scritte, lievemente brunito; Buono (come da foto). ; Leo Szilard, ungherese di nascita, americano di elezione, è stato recentemente insignito della medaglia Einstein per la sua opera di scienziato e per il suo insegnamento “che spazia ampiamente per tutto lo scibile umano” come dice la motivazione. Insieme con Enrico Fermi, compí il lavoro teorico sulla fissione che forní gli argomenti basilari alla famosa lettera che Einstein inviò a Roosevelt il 2 agosto 1939, per convincerlo a lanciare un grande programma americano di ricerche atomiche. Ma ora Szilard dedica la maggior parte delle sue energie all’impresa piú nobile: convincere l’umanità che è ancora possibile impedire l’autodistruzione della vita sulla terra. Che cosa succederà nei prossimi venticinque anni? Secondo Leo Szilard, uno dei più grandi scienziati del nostro tempo, la guerra almeno quella atomica che distruggerebbe la vita sulla terra – non ci sarà: ma a patto che gli uomini diano retta ai delfini. Nel primo dei racconti contenuti in questo libro pungente e straordinario, un gruppo di scienziati russi e americani scoprono (o sostengono di aver scoperto) il linguaggio dei delfini: e dai delfini imparano una serie di accorgimenti destinati a convincere sovietici e statunitensi che si può evitare la guerra atomica, senza dover necessariamente inciampare nello scoglio del rompicapo del controllo sugli armamenti. Il lettore di pagina in pagina percorrerà l’intera gamma dello stupore la strana contabilità delle città reciprocamente atomizzabili, l’incredibile quiz collettivo per garantire il rispetto delle clausole del trattato per la riduzione degli armamenti, l’ineffabile sistema per mettere fuori combattimento i politicanti scriteriati… Una girandola di trovate che fanno pensare ai classici romanzi volteriani d’anticipazione. E un po’ di Voltaire c’è anche negli altri quattro racconti della raccolta: la vendetta mascherata da giustizia in Il mio processo come criminale di guerra, la satira degli effetti di uno scriteriato “progresso delle scienze” ne La Fondazione Mark Gable, la paradossale analisi della struttura combinatoria del pensiero in A tutte le stelle; e il curioso oggetto di indagine archeologica (le serrature a gettone dei gabinetti pubblici) in Rapporto sulla Stazione Centrale di New York.; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.







