La cognizione del dolore. Gadda Carlo Emilio. Einaudi, 1970.
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Einaudi; 1970; Noisbn ; Rilegato con titoli al dorso, sovracoperta ; 22 x 14,5 cm; pp. 223; ; piccole macchioline e leggeri segni d’uso alla sovracoperta, ex-libris alla seconda di copertina, interno ottimo; Buono, (come da foto). ; ; La cognizione del dolore, pubblicata per la prima volta in volume nel 1963 (i singoli capitoli o «tratti» avevano già visto la luce in «Letteratura» negli anni 1938-1941), viene in questa edizione arricchita di una parte inedita, redatta nel 1941. Con essa il romanzo giunge quasi al suo epilogo: l’ultimo capitolo (di una diecina di pagine, secondo uno schema manoscritto dell’autore) non è mai stato scritto. Il racconto resta dunque formalmente incompiuto: per l’urgere di circostanze esterne, come Gadda ha voluto suggerire al lettore, o forse perché la morale della favola era stata già esplicitata, e nulla un finale appositizio avrebbe potuto aggiungere alla consumata agnizione della verità e del male. Sullo sfondo di un immaginario paese del Sud America, in cui lo stesso Gadda ci invita a riconoscere la Lombardia e la Brianza, il dolore senza nome e senza ragione (ma non senza causa) dello hidalgo-ingegnere Gonzalo Pirobutirro d’Eltino è tema e protagonista della scarna vicenda. La satira aspra e risentita di cui, una volta di piú, è fatta bersaglio la società milanese, e l’inesauribile invenzione stilistica del Gadda « arzigogolato e barocco », intento, come il suo protagonista, a « lambiccare rabbioso dalla memoria una qualcheduna di quelle sue parole difficili, che nessuno capisce», hanno una funzione strumentale, di contrappunto, al motivo della ribelle, disperata solitudine di Gonzalo, via via ribadito con accenti a un tempo umili e solenni nelle essenziali pagine della Cognizione. Rifiutatosi di accettare la protezione del « Nistitúo de vigilancia para la noche» (in esso è adombrata l’ingannevole sicurezza che, negli anni in cui il romanzo fu scritto, offriva la dittatura), Gonzalo non accoglie nemmeno, a conforto della sua inquietudine, le umane parole, la soccorrevole sollecitudine del dottore. E, in accessi di « turpitudine pazza », inveisce contro la vecchia madre, colpevole ai suoi occhi di aver sacrificato all’orgoglio di possedere una villa, all’idea- villa », i miseri resti della fortuna familiare, e con essi la felicità e la salute dei figli: egli l’accusa di compatire, senza discernimento, agli stolti e ai profittatori, l’offende nei suoi affetti piú gelosi, prorompe in « efferate minacce ». « Un sentimento non pio», « un rancore profondo, lontanissimo » oppone Gonzalo all’unica persona ancora capace d’ispirargli, a momenti, un trepido amore: forse vede in lei la causa del « male invisibile », della pena che porta nel cuore dalla primissima infanzia. Ma basta che gli dia tregua il rancore, che il male si plachi, ed egli stringe a sé la povera madre, in un disperato abbraccio. Salvo a riaccendere, un attimo piú tardi, la sua delirante rivolta. Nella non scritta conclusione Gonzalo doveva infine separarsi dalla madre che, rimasta sola, si lasciava persuadere ad accettare la protezione del « Nistitúo »; finché una notte la villa della « signora » veniva assalita proprio dalle guardie della « vigilancia para la noche » alle quali ella aveva affidato la sua desolata solitudine. Nell’assalto la madre trovava la morte: mentre atroce le si insinuava nell’animo il sospetto che ad organizzare l’aggressione fosse stato proprio il « tristo figlio » Gonzalo. « Superbamente composita, grottesca, impastata di strazio e di risa, di violentissime luci e di tenebre, la Cognizione del dolore – scrive Pietro Citati – possiede, alla fine, la semplicità di un’opera classica: la disperazione, l’altezza di tono, la nobiltà di gesto che hanno sempre distinto ogni vera tragedia».”; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381








