Italiani dovete morire. Cefalonia, settembre 1943: il massacro della divisione Acqui da parte dei tedeschi. Caruso Alfio. Longanesi, 2000.

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Longanesi (Il Cammeo 367.); 2000; 9788830418431; Rilegato con titoli in oro al dorso, sovracoperta; 21 x 14,5 cm; pp. 312; Prima edizione. ; Presenta leggeri segni d’uso ai bordi (piccole imperfezioni), interno senza scritte, volume brunito ai bordi; Buono (come da foto). ; Dopo cinquantasette anni ci sono ancora notti in cui mi ritrovo a Cefalonia, in cui rivedo Matteri e Cortesi che non vogliono saperne di togliersi la divisa di ufficiale. Così ricorda uno dei pochi superstiti dell’orrendo massacro perpetrato dalla Wehrmacht contro la divisione Acqui nell’isola di Cefalonia, vicino alla costa occidentale della Grecia, all’indomani dell’armistizio che l’8 settembre 1943 lasciò l’esercito italiano abbandonato a se stesso, in balia della storia. Gli ufficiali della Acqui, pur ignorando le dimensioni dello sfascio, percepirono nettamente il senso di abbandono contenuto nel comunicato di Badoglio. Il loro comandante, generale Antonio Gandin, fu in quell’ora il comandante più solo al mondo. Ebbe l’umanissima debolezza di inseguire una soluzione che lo soddisfacesse come uomo e come soldato. Dovendo decidere in un drammatico faccia a faccia con la propria coscienza, purtroppo non decise: rimase a metà tra il cuore, che gli diceva che una divisione non cede le armi, e la ragione, che gli diceva che era follia pura andare contro i tedeschi. Rimase avviluppato da questa incertezza, consumando una settimana alla disperata ricerca di un compromesso, tra opportunismi e piccole furbizie. Gli undicimilasettecento uomini ai suoi ordini, ciascuno con la sua piccola storia, erano contadini, operai, impiegati, professori, ingegneri costretti dalla sorte a trasformarsi in guerrieri per tener fede a un giuramento. Chiamati a scegliere tra la vita e l’onore, scelsero l’onore sacrificando la vita e scrivendo probabilmente, come afferma Alfio Caruso, la pagina più nobile dell’esercito italiano durante la seconda guerra mondiale. Un privilegio costato 9406 morti: oltre 1300 caddero durante gli accaniti combattimenti tra il 15 e il 22 settembre; oltre 5000 vennero passati per le armi o fucilati dopo la resa; altri 3000, fatti prigionieri, scomparvero in mare a bordo di tre navi che urtarono mine. In quei giorni dell’ira, i tedeschi disposero a piacimento dell’esistenza altrui, calpestando ogni codice di comportamento, umano prima ancora che militare: vivere o morire a Cefalonia diventò un’estrazione alla lotteria della buona o della cattiva sorte. Ancora oggi, quando vedono alzarsi da qualche parte una colonna di fumo, i vecchi dell’isola dicono: è la divisione Acqui che sale in cielo. ; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381