Descrizione
Feltrinelli (Narratori 287); 1983; Noisbn; Rilegato con titoli al dorso, sovracoperta; 22,5 x 15 cm; pp. 250; Traduzione di Mario Teti.; Presenta leggeri segni d’uso ai bordi (piccole imperfezioni), nome a biro alla prima pagina bianca, volume lievemente brunito, piccola imperfezione alle ultime due pagine; Buono (come da foto). ; Non c’è recensore, in Giappone e fuori, che, cercando parentele o fonti di ispirazione per questo capolavoro della letteratura giapponese moderna, non abbia fatto il nome di Dostoevskij. Incominciarono i giapponesi: per quanto la cosa possa apparire sorprendente, la voga di Dostoevskij aveva raggiunto nell’immediato dopoguerra un’ampiezza senza precedenti e nel triennio 1947-1950 Delitto e castigo era stato uno dei piú clamorosi best-seller della storia dell’editoria l’editoria nipponica. É appunto nel 1950 che avvenne il fatto che ispirò a Mishima questo Padiglione d’oro, che è del 1958: un giovane accolita buddista, deforme e balbuziente, dà fuoco a uno dei maggiori monumenti dell’arte giapponese, il padiglione di un celebre santuario di Kyoto, il Kinkakuji, quattrocentesco tempio zen. La storia di questo clamoroso gesto è raccontata da Mishima con aderenza alla cronaca, ma in modo da assegnare un senso simbolico assai problematico all’azione del piromane. La chiave dell’ossessione di Mizoguchi, Mishima la ricerca in quella attesa quasi magica della grande distruzione che rappresenta il tema profondo di tutta la prima parte del libro fino al giorno della sconfitta bellica del Giappone. La calata agli inferi si svolge sul tema di straordinarie, attonite rievocazioni di memorie dell’infanzia, come spesso accade nelle opere piú alte del romanziere giapponese. Il tema della bellezza suprema ma del Padiglione affonda le sue radici in una ossessione infantile esorcizzata dallo storpio Mizoguchi con un atto che trova giustificazioni anche nella dottrina buddista della morte al mondo e della cancellazione del bello in quanto pura apparenza. Dostoevskij diventa un punto di riferimento possibile ma lontano: al di là del motivo della redenzione attraverso il male, al di là delle motivazioni per cosí dire freudiane e delle implicazioni sociali (gli echi dell’apocalisse bellica), prorompe quel culto dell’assoluto cui le tradizioni zen forniscono raffinati supporti logici e psicologici. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.





