Il mito della grande guerra. Isnenghi Mario. Laterza, 1973.
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Laterza (Biblioteca di cultura moderna 686); 1973; Noisbn; Copertina flessibile con sovracoperta; 21,5 x 14 cm; pp. 383; Seconda edizione. ; Presenta segni d’uso alla sovracoperta e ai tagli, interno con sottolineature a matita, volume lievemente brunito; Accettabile (come da foto). ; Il quadro d’insieme si è andato formando e componendo via via attraverso l’analisi di tutto un repertorio di figure e problemi particolari: dagli scritti su Slataper, Stuparich, Lussu, Borgese, Puccini, alla riedizione dei giornali di guerra e di pace di Jahier; dal saggio I vinti di Caporetto ai più recenti studi su Boine, Malaparte, Mariani. A questo punto la sintesi era matura. La nozione chiave della guerra-farmaco e cioè della guerra come mito risolutore di tutti i problemi aperti della società italiana nel primo quindicennio del secolo -è andata, attraverso gli studi preparatori, insieme dilatandosi e precisandosi. La pubblicistica novecentesca, i fogli interventisti, le memorie dei contemporanei additano, quasi senza eccezione, nella guerra e nel mito della guerra, la grande, rigeneratrice occasione per l’intellettuale e per la società: un farmaco psicologico per le frustrazioni dell’Io, ma anche un mandato sociale per il piccolo-borghese in rivolta; la droga vitalistica per il «superuomo », la distruzione delle Norme, ma anche l’autorità protettiva, l’esenzione dagli obblighi per chi anela a rientrare nei ranghi; un veicolo della protesta degli esclusi – di destra e di sinistra, ma anche l’antidoto alla lotta di classe, un’occasione d’inalveamento e controllo sociale. Il primitivo taglio letterario della ricerca sulla diaristica di guerra è andato così maturando tutta una serie di interessi interdisciplinari. L’approccio al nodo storico del ’15-18 -punto d’arrivo e di partenza nella trasformazione della società oligarchica in società di massa -, pur mantenendo come base fondamentale la mediazione degli scrittori, è divenuto più ricco e articolato: psicologico e sociologico, politico e ideologico. Quello che esce da questo studio è così un capitolo della storia degli intellettuali e degli scrittori italiani, ma calato entro la vicenda collettiva delle classi e della nazione, in una fase storica contrastata ed aperta in cui si sviluppano e cominciano a intrecciarsi e a scontrarsi le diverse ipotesi di trasformazione della società. ;






