Il marinaio. Dramma statico in un quadro. Nella traduzione di Antonio Tabucchi. Fernando Pessoa. Einaudi, 1985.
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Einaudi (Scrittori tradotti da scrittori 26); 1988; 9788806113933 ; Copertina flessibile con risvolti ; 17 x 12,5 cm; pp. 65;Traduzione di Antonio Tabucchi. Prima edizione nella collana; minimi segni d’uso alla copertina, interno ottimo; Molto buono (come da foto). ;Pessoa compose Il marinaio di getto, nello spazio di poche ore, durante la notte fra l’undici e il dodici ottobre 1913. In una stanza circolare fiocamente illuminata, tre fanciulle vestite di bianco vegliano una lore coetanea appena morta. L’allegoria delle tre vegliatrici si rivela fin dalle prime battute: rinchiuse in uno spazio di insolita geometria, dal quale è bandito il tempo, intente all’ipotetica ricerca di ciò che «forse non sono state», prive di identità e di memoria, sono esse stesse un sogno. Vivono quella sola notte, timorose e insieme desiderose della prima luce dell’alba, che le dissolverà. Ma intanto, per vivere la loro notte e potersi credere reali, sono obbligate a parlare e a raccontarsi a vicenda i loro sogni. Un sogno è appunto la storia del marinaio il quale, fatto naufragio in un’isola deserta, si mette a sognare un passato e una patria che non ha avuto… Antonio Tabucchi ha tradotto questo breve dramma cimentandosi con la lingua «imparlabile» delle tre vegliatrici: «Forse la magia del Marinaio – egli scrive – dipende in gran parte dallo strano e straordinario uso dei modi verbali che Pessoa, approfittando di tutte le potenzialità che la lingua portoghese gli offriva, ha impiegato nel suo “dramma statico”»; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.





