Il gioco del mondo. Cortazar Julio. Einaudi, 1969.
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Einaudi; 1969; no isbn ; Rilegato con sovracopertina illustrata ; 21,5 x 14,5 cm; pp. 523; Con un’intervista di Omar Prego a Julio Cortazar e una selezione di frammenti di lettere di Julio Cortazar. Traduzione di Nicoletti Rossini Flaviarosa.; piccole mancanze e leggeri segni d’uso alla sovracopertina, interno buono; Accettabile (come da foto). ;Tra i narratori sudamericani, lo scrittore argentino (da anni francese d’adozione) Julio Cortázar occupa un posto privilegiato. I nostri lettori lo conoscono per un magistrale volume di racconti, Bestiario, in cui il fantastico, il misterioso, l’irrazionale emergono dalla piú corporea descrizione del quotidiano, giungendo a delineare una mappa visionaria delle inquietudini del nostro tempo, di cui può essere un esempio la novella da cui Antonioni ha tratto il suo fortunato Blow-up. Il romanzo che presentiamo ci parla ancora piú direttamente della condizione che lo scrittore – trasferitosi a Parigi nel 1951 – condivide con molti altri illustri «sradicati», primo fra tutti l’americano Henry Miller. Una condizione di strania-mento, che trova in Parigi la città che la incarna tangibilmente, frustrando pun-tualmente ogni tentativo di reinserimen-to, che si rivelerà illusorio. Una Parigi squallida e labirintica, calderone di emozioni, angosciosa e inafferrabile, in cui il tempo si annulla improvvisamente. In questa sospensione acquistano spazio le storie personali, gli sfoghi di una intera generazione di spostati, di esuli volontari. Oliveira, un personaggio chiaramente autobiografico, fa di Parigi un casellario (e proprio alle caselle di certi giochi infantili, disegnate col gesso sul selciato, allude il titolo originale) ove collocare i propri scatti verbali, proiezioni di un continuo esercizio intellettuale e critico sulla letteratura, la pittura, la musica, l’amore. Attorno a lui, come attratti da una misteriosa forza centripeta, ruotano altri personaggi: la Maga, Boggs, Gregorovius, Etienne, che dividono la sua sorte e la sua stessa disperante ricerca, pur restando isolati ognuno nel cerchio del proprio mondo verbale. Qualcosa, tuttavia, si rompe in questo equilibrio instabile: in una notte di pioggia, le parole scandite da Oliveira e dalla Maga agiscono nel buio come uno schermo indifferente, frapponendosi tra loro e la morte del figlio. A questo punto i personaggi sono costretti a interrompere la sfida con la realtà, e a rientrarvi, sia pure solo momentaneamente: la Maga sparisce (a Montevideo? a Lucca?) e Oliveira rientra a Buenos Aires, dove campa dei mestieri piú disparati. Non a caso il romanzo, che abolisce lo psicologismo, il colore e ogni altro facile effetto narrativo, è stato salutato come una tappa importante nel lavoro della letteratura sudamericana. Cortázar vi elabora una materia che pare in continua autogestazione, e rifiuta le strutture chiuse del romanzo tradizionale. Forse mai come in questo libro lo scrittore ha tentato in maniera sofferta di trovare un’uscita al labirinto dei sentimenti, delle intenzioni, delle paure, decifrando i moventi segreti dei gesti e delle parole d’ogni giorno. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.








