Il garofano rosso. Vittorini Elio. Einaudi, 1996.
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Einaudi (Gli Struzzi 222/3); 1980 ; Noisbn; Copertina flessibile; 19,5 x 12 cm; pp. 228; ; Segni d’uso e del tempo, interno pulito e senza scritte, fioriture sparse, imperfezione al dorso ; Accettabile (come da foto). ; Alessio Mainardi, studente al liceo di Siracusa negli anni della marcia su Roma e l’assassinio Matteotti, vive in una camera in affitto, lontano dal paese della famiglia. L’amicizia con Tarquinio, il compagno di camera; la partecipazione agli episodi locali di squadrismo, piú per il bisogno di avventure che per consapevole adesione; l’amore idealmente vagheggiato per una compagna di scuola, Giovanna, alimentato dal duplice dono di un bacio e di un garofano rosso; la difesa del fiore, simbolo piú importante della stessa realtà, dagli assalti degli altri ragazzi: entro questi orizzonti si muove la vita del giovane protagonista. Ma l’incontro con Zobeida, la prostituta che già nel nome racchiude sapori di favola, e l’iniziazione all’amore sensuale sono l’occasione di un mutamento interiore che farà vedere ad Alessio la realtà con occhi nuovi. Con questi temi Vittorini si cimenta, fra il ’33 e il ’34, nel suo primo testo narrativo di largo respiro e «segnato come dichiarerà lo stesso autore nella “Prefazione” alla prima edizione in volume del 1948 – dal non piacere di scriverlo nello sforzo stizzito di equilibrio, di premeditazione». Se pure è possibile individuare o ipotizzare ascendenze illustri (Alain-Fournier, Radiguet, Gide, Rivière), il «Garofano» risponde in primo luogo all’esigenza intrinseca all’itinerario vittoriniano di affrontare, dopo i racconti e le prose liriche, l’impegno di una struttura piú ampia e piú ricca sul piano narrativo. II risultato è spesso contraddittorio: talvolta la realtà viene sapientemente trasfigurata in immagini liriche capaci di suscitare risonanze mitiche o di riattivare zone segrete della memoria, talvolta riceve una carica troppo forzata (certi aspetti della figura di Zobeida, ad esempio), altrove, invece, irrompe senza mediazioni con forza quasi documentaria. Tuttavia, al di là dei limiti propri di un primo esperimento sul terreno del romanzo, il «Garofano» rimane «una delle poche autentiche narrazioni degli anni Trenta» (Fortini) e un testo esemplare per attingere alle origini di quell’ideologia frondista del «fascismo di sinistra», fatta di antiborghesismo e di sintesi ingenua fra fascismo e socialismo, che qui Vittorini proietta, indietro nel tempo, sui suoi personaggi, ma di cui si farà, fra poco, reale assertore. Carlo Minoia; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381





