Il comunista. Guido Morselli. Adelphi, 1976.

➤ Guida alle parti del libro (termini tecnici e condizioni)

Vuoi essere avvisato quando torna disponibile?

COD: 22428 Categoria:

Adelphi (Narrativa contemporanea); 1976; Noisbn ; Copertina flessibile con risvolti ; 22 x 14,5 cm; pp 359; Seconda edizione. ;ex-libris alla seconda pagina bianca, leggeri segni d’uso alla copertina, interno ottimo; Buono (come da foto). ; Come si può entrare in dissenso col P.C.L. senza volerlo? Walter Ferranini, 45 anni, deputato comunista proveniente dalla base, dopo essere stato militante in Spagna e fuoruscito in America, autodidatta e scientista, appassionato di Darwin quasi quanto di Marx, viene a trovarsi per una catena di circostanze, e soprattutto a causa di un suo breve saggio teorico dal titolo Lavoro, mondo fisico, alienazione in una posizione “deviazionista” all’interno del partito, che per lui, d’altra parte, è da anni la prima ragione di vita. Siamo nel 1958-59, in piena destalinizzazione, e Ferranini è al tempo stesso troppo indietro e troppo avanti rispetto al momento: troppo indietro per un certo suo atteggiamentonto di austerità e rigorismo, che gli fa temere ovunque, con una sorta di maniaca fissità, il pericolo di involuzione “borghese” del partito; troppo avanti perché le sue testarde riflessioni sul carattere maledetto del lavoro, sulla sua invincibile penosità, gli hanno tolto ogni illusione su una possibile guarigione “sociale” dell’esistenza, minata non soltanto dai “cattivi” capitalisti, ma dall’intero blocco della natura inorganica, pronta a inghiottire quella improbabile eccezione che è la vita, se questa non lavora, appunto, penosamente a resistere. Ma tutte queste ragioni di dissenso resterebbero probabilmente latenti in lui, che dà in tutto la preminenza alla disciplina di partito, se un personale sentimento di persecuzione e l’effettivo intervento del partito, congiunti in indissolubile mescolanza, non spingessero il conflitto in superficie, fino a renderlo lacerante. Il comunista racconta un caso di dissenso ideologico, ma non è un romanzo ideologico. Anche se è impressionante l’anticipo con cui questo romanzo, scritto nel 1964-65, tocca problemi e prospettive degli anni successivi, bisogna dire che qui a Morselli preme soprattutto ricomporre uno strato di realtà, un agglomerato di psicologie, di modi di vita, di affinità e di conflitti all’ombra di via delle Botteghe Oscure. Come ogni vero romanziere, Morselli non si preoccupa di giudicare, ma di dare vita e forma. Cosi, il quadro che ci mostra abbraccia insieme gli elementi più grandiosi e affascinanti come quelli più duri e meschini della vita interna del P.C.I., senza che mai quei caratteri siano usati per una dimostrazione. In questo gioco di continui contrasti, brutali e sottili, Morselli riesce a dare spessore al destino di un personaggio incancellabile: il chiuso, patetico, lucido Ferranini troppo serio, troppo brusco, tagliato con l’accetta in un legno ruvido, passionalmente attaccato al suo partito eppure incapace di sopprimere delle convinzioni maturate lentamente dal basso, durante anni di solitarie elucubrazioni. Come già nei suoi romanzi precedenti, anche questa volta Morselli sa calarsi con prodigioso mimetismo in una nuova realtà, il P.C.I., presenza imponente e decisiva nella nostra vita di questi ultimi trent’anni, forse troppo imponente se finora i romanzieri italiani sembrano essersi del tutto bloccati davanti a essa. È perciò quasi un’altra ironia della sorte, fra le molte legate al suo nome, che a cimentarsi in questa difficile impresa, e a riuscire nella prova, sia stato un outsider in ogni senso come Morselli, aiutato soltanto dalla sua rara capacità di aprire le porte di mondi sigillati e da una chiaroveggente attrazione per il concreto. ; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381