Il busto di Giano. Per una reinterpretazione critica della modernità. Francesco Ingravalle, Renato Pallavidini. Noctua, 1998.

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Noctua ; 2002; Noisbn; Copertina flessibile ; 20,5 x 15 cm; pp. 158; seconda edizione. ; leggeri segni d’uso alla copertina, interno ottimo; Buono (come da foto). ; Se nell’ideologia la modernità ha realizzato pienamente l’etica cosmopolitica, nella realtà essa ha realizzato pienamente soltanto una vuota universalità: quella dei tre grandi mezzi assurti al rango di finalità: denaro, tecno-scienza, mediaticità. La dissoluzione delle particolarità, delle specificita in tale vuota universalità suana come assurda, il particolare, come realtà limitata, tangibile, scopo dell’appetizione, del desiderio, della brama, è meno assurdo dell’infinito tendere tipico dei comportamenti provocati dai mezzi che si sono finalizzati a se stessi. La limitatezza, almeno, non è vuota. Il soggetto pre-liberistico era l’uomo in lotta contro la natura, con la quale stipulava armistizi periodici; il soggetto liberistico, venditore, consumatore, produttore, speculatore, lotta contro una “seconda natura”, il mercato, rispetto al quale soltanto le feste comandate rappresentano momenti di tregua. Il volto imperscruta-bile della natura è diventato, ormai, il volto imperscrutabile della dinamica dei mercati: volti entrambi sfingei, dai quali è azzardato derivare previsioni. Nel regno delle merci non ci sono diversità che non siano radicate nel dare e nell’avere (e nei loro diretti o indiretti derivati sociali): chi sa produrre denaro dal denaro o dal lavoro altrui occupa, secondo la propria capacità, un posto di un certo livello nella gerarchia sociale. Il possessore di denaro, o dei mezzi di produzione realizza la finalità del prestigio, della grandezza come gradazioni di un placere che sarebbe pura ottusita non definire “estetico”; come l’onore di ceto, di razza, esso è fine a se stesso. Il potere sociale che il denaro – o la proprietà dei mezzi di produzione-conferisce non può essere definito, tuttavia, meramente esteriore, perché giunge a mobilitare la totalità delle capacità umane di esperienza e di emozione. Nel regno del denaro la dimensione “altra” rispetto alla dimensione terrena si proietta in una lontananza indeterminabile e assume un valore che spicca sempre di più via via che la vita sociale cessa di possedere risvolti istituzionali, ufficiali, di sacralità. In molteplici forme – astrologia, spiritismo, satanismo-il mondo della globalizzazione è intimamente religioso; è quasi la religiosità, carica di timore e di sospetto nei confronti dell’oltre”, tipica del mondo latino delle origini; ciò accade nella misura in cui l’agnosticismo è stato istituzionalizzato ed è diventato un fenomeno puramente esteriore; nella misura in cui i “capricci” del mercato coinvolgono masse umane sempre più consistenti (il capitalismo di massa, soprattutto statunitense) e inducono a cercare il contatto con “oltre” per garantirsi privilegi e vantaggi “qui e ora” come nelle forme devozionali delle epoche in cui erano i “capricci” degli andamenti dei raccolti o delle pestilenze ad angosciare gli uomini. Di fronte al sembiante sfingeo del mercato i gesti e gli atteg-giamenti scaramantici proliferano. L’uomo si affida non soltanto all’oltre”, ma anche all’altro” a riconoscimento della propria impotenza e a dispetto dei progressi tecnologici ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.