Favole. Esopo. Bur, 1984.

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Rizzoli (I classici della Bur L69); 1983; 8817120693; Copertina flessibile; 18 x 11 cm; pp. 421; Introduzione G. Manganelli, traduzione e note di E. Ceva Valla. Testo greco a fronte. ; segni d’uso e del tempo alla copertina, interno buono, volume lievemente brunito; Accettabile, (come da foto). ;«Ogni favola è un istante narrativo, una evocazione subito dispersa. Questa brevità ha, ovviamente, una funzione retorica: la favola non è soltanto rapida; essa non racconta una serie di eventi, non è una struttura dinamica, ma l’individuazione, come in un disegno nella sabbia, di una serie di punti che, al termine del movimento della mano, segnano un luogo, a sua volta subito cancellato. Le favole esopiche non sono solo brevi, sono effimere: il loro fulmineo scomparire è una garanzia; fuori da quelle poche righe non accade nulla. La rapidità è difensiva; come i suoi umili anonimi, il favolista appare e scompare, non vuol farsi cogliere, ma nemmeno ambisce alla grandezza minacciosa del fantasma; è, piuttosto, un folletto. Se dovessi inventare una ideologia generale del mondo esopico, il sospetto di un universo, direi che in esso si rappresenta il punto di vista delle divinità inferiori nei confronti degli dèi sùperi. In effetti, costoro sono gli unici portatori di nomi. Ma Esopo non li vede amici: vendicativi, vanitosi come Ermes che vuol sapere quanto costi una sua statua, bizzosi, qualche volta giusti ma di una giustizia lenta, burocratica, di maniera; e c’è chi tira ad imbrogliarli, far promesse e poi stravolgerne il senso in modo da non osservarle ma non tradirle; c’è chi supplica e prega ed alla fine, stremato, fracassa la testa di un dio di legno, e trova che li appunto quel dio avaro teneva acquattato un tesoro. ».; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.