Dalì. L’opera pittorica 1904 – 1946. Descharnes Robert, Néret Gilles. Taschen, 1994.
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Taschen; 1994; Noisbn ; 2 vol Rilegati in tela rossa, con titoli al piatto e dorso, sovracoperta e cofanetto; 34 x 26 cm; pp. 780; . Volumi riccamente illustrato; minimi segni d’uso ai bordi delle sovracoperte e alla custodia, interno pulito, senza scritte; Molto buono, (come da foto). ; A sei anni, Salvador Dalì (1904-1989) voleva diventare una cuoca, a sette, voleva essere Napoleone. «Da allora la mia ambizione ha continuato a crescere», affermava, così come la mia megalomania: volevo essere soltanto Salvador Dali e nien-t’altro Per tutta la vita, Dali ha cercato soltanto di diventare Dalí, cioè un «genio, uno degli artisti più importanti del XX secolo, insieme a Picasso e a Matisse. Lo ha detto lui stesso: «Oh, Salvador, tu sai bene che se ti atteggi a genio lo diventi». La presente monografia è la prima dedicata all’attività pittorica di Salvador Dali che riunisca tutte le sue opere conosciute. Non si tratta tuttavia di un’elencazione in senso classico, essendo i suoi dipinti qui raffigurati secondo un rapporto significante e accompagnati da numerosi documenti di natura assai varia: dai disegni agli scritti che completano le opere dell’artista ai suoi numerosi contributi ad altre forme d’arte, per esempio il balletto, il cinema, la moda, l’oggettistica, la pubblicità. Senza queste stampelle un motivo frequente nell’opera di Dali i dipinti non sarebbero stati che una sequenza scucita di quadri. Il primo volume è una scoperta del Dalí delle prime opere, del giovane artista principiante, dalle sbalorditive potenzialità, che gioca di destrezza con l’impressionismo, il puntinismo, il cubismo, il fauvismo, il purismo, il futurismo, con tutti gli «ism»i delle tendenze di moda, che domina con suprema maestria, di cui s’infatua all’improvviso e che di colpo abbandona Scopre poi il suo amore per Gala, la donna della sua vita, la sua musa e la tutrice della sua opera. E scopre il surrealismo, grazie al quale inventa il suo famoso metodo critico-paranoico, che ha ricavato dalle teorie freudiane e che consiste nel servirsi di ricordi sepolti nell’inconscio: egli li riporta in luce e da loro forma di enigmi pittorici, che diventano sempre più ebbri, fantastici, insani. È l’epoca degli Orologi molli, della Giraffa in fiamme, della Venere di Milo a cassetti, cassetti dell’inconscio che Dali apre generosamente per noi. Ormai il gruppo dei surrealisti giudica Dali «troppo surrealista» e si affretta a espellerlo. Ciò che maggiormente irrita loro e, soprattutto, André Breton, è che all’improvviso il mondo intero considera Dali l’unico autentico rappresentante del loro movimento. Dali stesso arriva al nocciolo del problema: L’unica differenza tra un pazzo e me è che io non sono pazzo E ha inoltre giustamente affermato: La sola differenza tra me e i surrealisti è che io sono surrealista. E lo è anima e corpo… Gli americani non si sbagliano e già distinguono tra il surrealismo pre-e post-Dali… Egli stesso conferma loro: «Il molle, il decorativo, l’appiccicoso, il marcio, tutto era di Dali… uno sguardo strano o intimorito su un quadro di Le Nain, quello era di Dali. Il pane parigino non era più il pane parigino: era il mio pane, il pane di Dali, il pane di Salvador!». ; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381








