Cecità. Saramago Jose. Einaudi, 1997.
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Einaudi (Supercoralli); 1997; 9788806141615; Rilegato con titoli al dorso, sovracoperta; 22,5 x 14,5 cm; pp. 316; Traduzione di Rita Desti ; Presenta severi segni d’uso alla sovracoperta, interno fresco, senza scritte ; Buono, (come da foto). ; In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All’inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosí. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un «mal bianco» che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l’inizio di un’epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l’intero paese. I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel piú totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato. Scoppia la violenza tra i disperati, violenza per sopraffare o soltanto per sopravvivere, in un’oscurità che sembra coprire ogni regola morale e ogni progetto di vita. Ma una donna che è miracolosamente rimasta immune dalla malattia si finge cieca per farsi internare e poter stare vicina al marito. Un gesto d’amore individuale diventa la possibilità di restituire agli uomini una speranza collettiva. Tocherà a lei inventare un itinerario di salvazione, recuperare le ragioni di una solidale pietà. Saramago ha scelto la via dell’affresco apocalittico per denunciare con intensità di immagini e durezza di accenti la notte dell’etica in cui siamo sprofondati. Paradossalmente, è proprio il mondo delle ombre a rivelare molte cose sul mondo di chi credeva di vedere. E quell’esperienza estrema è anche l’ultima occasione per confrontarsi con le domande ultime sul destino dell’uomo, malato di egoismo e di violenza, e sulle vie di un possibile riscatto. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.





