Bad land. Una favola americana. Jonathan Raban. Einaudi, 1998.

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Descrizione

Einaudi; 1998; 9788806145729; Rilegato con sovracoperta; 22,5×14,5 cm; pp. 317; Traduzione di I. Legati. Prima edizione.; minimi segni d’uso alla sovracopertina, interno ottimo; Molto buono (come da foto). ; Nei primi anni del nostro secolo un intero esercito di immigranti inglesi, russi, tedeschi e scandinavi arrivò nella regione oggi meno popolata degli Stati Uniti d’America, il Montana orientale, attirato dal miraggio di una terra fertile e generosa dove realizzare il sogno di ricchezza e felicità di ogni abitante del Nuovo mondo. Meno di vent’anni dopo se ne erano andati quasi tutti, abbandonando steccati, chilometri di filo spinato e fattorie oggi in rovina che testimoniano il passaggio fugace della civiltà in quella landa desolata. Bad Land è il racconto della vita di uomini e donne vittime di una delle prime operazioni di marketing della Storia: per attirare i coloni, la bellezza e la prosperità del Montana venivano decantate in dépliant ricchi di statistiche edulcorate e di informazioni decisamente false. C’era chi partiva per lasciarsi alle spalle la miseria di periferie operaie d’Europa e d’America, ma c’erano anche contadini, piccoli proprietari che fiutavano l’affare e imbarcavano tutta la fattoria sul treno, mobili, bestie e macchine agricole, spostandosi a ovest. Come coltivare la terra in una regione che fino a quel giorno era conosciuta con il nome scoraggiante di Grande Deserto Americano? Niente paura, bastava procurarsi il Manuale Campbell per la coltivazione del suolo, in cui Hardy W. Campbell («noto esperto agricolo») profetizzava: «La regione semiarida è destinata a diventare in pochi anni la zona piú ricca degli Stati Uniti». Purtroppo per i coloni, sbagliava. ; L’immagine se disponibile, corrisponde alla copia in vendita.

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