Affabulazione. Pilade. Pier Paolo Pasolini. Garzanti, 1977.
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Garzanti; 1977; Noisbn; Copertina flessibile ; 21 x 13,5 cm; pp. 244; . Prima edizione. ;ex-libris alla seconda di copertina leggeri segni d’uso alla copertina, lievissime fioriture al taglio, interno buono ; Buono (come da foto). ; A un certo momento della sua vita, del suo incessante sperimentare, Pasolini si rivolge anche al teatro. Anzi, vi ritorna, poi che giovanissimo vi si era provato, nel Friuli materno, e non stando a tavolino ma calcando, in veste di demiurgo-regista, le tavole del palcoscenico. Preistoria? Ma quando, a metà degli anni sessanta, una convalescenza lo tiene in clausura due mesi, dopo che si era cimentato vittoriosamente, oltre che nella poesia, nel romanzo e nel cinema, si dà, con la dolce furia che conosciamo, a scrivere per il teatro. Scrive in quei due mesi di finto riposo quasi tutto il suo teatro, Appena lo liberano, però, riprende il suo posto paziente vicino all’operatore che dà la luce giusta ai suoi sogni in celluloide: egli sa che con il cinema può arrivare a tutti, egli vuole arrivare a tutti. Anche se in Affabulazione l’ombra di Sofocle dice: «L’uomo s’è accorto della realtà solo quando l’ha rappresentata. E niente meglio del teatro ha mai potuta rappresentarla. » Il fatto è che c’è troppa distanza tra il teatro che lui scrive e il teatro che si rappresenta, per pochi, in luoghi diversamente privilegiati, siano essi le bomboniere dorate in cui riecheggia il birignao della dizione di tradizione che egli non sopporta, o le umide cantine dove si ripetono i gesti di una maniera avanguardistica che pure non sopporta. Ecco perché farà, sino alla fine, soprattutto cinema. Ma in quei due mesi scrive e scrive teatro in poesia, come già avevano fatto nel secolo nostro almeno due illustri poeti, D’Annunzio e Eliot. Non sappiamo se Pasolini conosceva l’Eliot di Cocktail Party, in Italia rappresentato, perché tradotto, in prosa: mentre l’effetto più autentico della pièce, un effetto di sinistra ambiguità, viene proprio dal fatto che i personaggi, gente d’oggi, parlano in versi. Affabulazione, forse la più tremenda (e soave) delle tragedie di Pasolini, si svolge nei dintorni di Milano oggi, meglio ieri (in questa collocazione e nel motivo erotico-religioso è gemella di Teorema): bene, è proprio il verso, come in Eliot, che dà dimensione tragica al padre e al figlio di classe altoindustriale in conflitto, in supplizio d’amor d’amore. Pilade riprende un mito greco, come già il film Edipo. Il verso si giustifica di più, dunque sorprende, atterrisce di meno. Anzi, operando sul tessuto noto del mito, Pasolini, consapevole dei suoi provati effetti drammatici, distende sequenze liriche, quasi divaga, come quei musicisti da lui tanto amati cui toccavano canovacci di tragedia o di favola antica in tempi, il Sei e Settecento, di danze leggere. Affabulazione e Pilade sono fra le cose più belle del poeta Pasolini. Non sappiamo se entreranno mai nel repertorio del nostro teatro che non ha mai saputo, forse potuto, ricevere che saltuariamente e distrattamente i doni splendidi di Aminta e di Adelchi.; Scheda a cura di Equilibri libreria. L’immagine corrisponde alla copia in vendita. 011.83.90.381







